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“A che serve un Museo oggi?”

di Elena Facchino, Direttrice del Museo Paleontologico

 

Di risposte ce ne possono essere tante.

Il Museo può servire a conservare una collezione, un patrimonio culturale, affinché non vada disperso e sia fruibile per le prossime generazioni.

Il Museo può servire a contribuire a nuove scoperte, tramite l’attività di ricerca che è in grado di condurre e al contributo di conoscenze e stimoli che offre.

Il Museo può servire a raccontare storie: storie di oggetti, di epoche, di uomini, di terra e natura, di ingegni e intuizioni, di evoluzioni e involuzioni… Racconta le storie che fanno la storia in cui noi tutti siamo immersi, nessuno escluso.

E mentre ci mette di fronte a ciò che l’uomo ha fatto e a dove l’uomo si trova, il Museo ci induce al pensiero critico, ci interroga sul nostro essere cittadini e si interroga su come contribuire a creare senso civico.

 

In questi ultimi anni i dibattiti tra le Istituzioni Museali riguardano sempre più la sostenibilità, intesa nelle sue accezioni sociale, economica e ambientale.

La nuova agenda ONU 2030 per lo Sviluppo Sostenibile contiene 17 obiettivi, molti dei quali sono perseguiti dalle Istituzioni Culturali quotidianamente, spesso senza che queste ne abbiano consapevolezza.

È da Maggio che il Museo Paleontologico dell’Accademia fa parte di una trentina di cosidetti ‘Musei beginners’ (Musei sperimentatori) di un progetto chiamato ‘Musei Integrati’ promosso dal MUSE di Trento, con il paternariato di ICOM Italia e ANMS, vincitore di un bando del Ministero della Transizione Ecologica.

 

 

Cosa c’entrano i Musei con la transizione ecologica?

 

C’entrano nella misura in cui si riconoscono le Istituzioni Museali come strumenti di riconoscimento, sensibilizzazione e attuazione di strategie mirate allo sviluppo della sostenibilità. Attraverso un percorso di formazione, incontri e laboratori in cui l’elemento della partecipazione attiva è fondamentale, il progetto si propone di studiare buone pratiche messe in atto dai Musei che promuovono gli obiettivi dell’agenda 2030  di contribuire all’attuazione di una strategia nazionale che consideri i Musei strumenti attivi di sviluppo civico, sociale e culturale.

 

Tra gli obiettivi dell’agenda 2030 ce ne sono alcuni apparentemente lontani dal mondo espositivo.

Ci possiamo chiedere: come può ad esempio un Museo contribuire all’obiettivo 12, quello del ‘Consumo e della Produzione responsabile’? Eppure può farlo. In vari momenti i centri estivi del nostro Museo sono stati l’occasione per sensibilizzare le famiglie e i bambini al tema del riuso, all’importanza della filiera corta e delle produzioni locali e di stagione tramite il menù scelto per i pasti, per approfondire gli impatti della produzione industriale di cibo sul clima globale. E facendo questo cerca di perseguire anche l’obiettivo 13, quello della ‘Lotta al cambiamento climatico’.

 

Ma il Museo può perseguire anche l’obiettivo 11, quello delle ‘Città e comunità sostenibili’: sì, perché al Museo si può andare anche per stare bene. E il benessere si avverte anche quando in quella Istituzione Culturale si trova senso di accoglienza, si trova spazio di espressione di sé, o di riconoscimento sociale.

Anche all’Accademia, da circa 3 anni e nonostante le difficoltà della pandemia, si susseguono progetti di inserimento lavorativo, in convenzione con la ASL, per i quali la Biblioteca in particolare è luogo di lavoro, di prova di sé, gratificazione e crescita… insomma di inclusone. E questo permette di contribuire alla costruzione di comunità coese in cui il senso della diversità e dell’accoglienza sono valori imprescindibili.

A questo si aggiungono i progetti in collaborazione con il Centro Diurno Ottavo Giorno di Montevarchi, i cui ospiti dimostrano costantemente l’aspettativa di poter venire al Museo, di poter interagire attivamente con gli esperti museali che li seguono, e grazie ai quali l’elemento della fiducia e dell’empatia, dell’ascolto e della considerazione fanno parte di una dinamica relazionale doverosa e vincente. Il risultato: veder crescere, in chi rischia di trovarsi escluso dall’accesso alla cultura, la voglia di tornare in un luogo dove si sta bene.

 

 

Ma anche l’obiettivo 10, quello di ‘Ridurre le disuguaglianze’ può avere a che fare coni Musei. Come? Affrontando il tema dell’integrazione culturale. Le Istituzioni Culturali possono essere spazi in cui comunità di nuovi cittadini si ritrovano, si esprimono, collaborano, si riconoscono; possono essere luoghi di relazione, in cui il punto di vista dell’altro diventa elemento di ricchezza e rinnovamento. L’Accademia per vari mesi è stato luogo di accoglienza di un gruppo di donne di diverse comunità non europee, che si trovavano con cadenza regolare per dedicarsi al racconto autobiografico. E non è, anche questo, un piccolo esempio di riduzione delle disuguaglianze, dove un’istituzione culturale ha l’ambizione di essere casa per tutti, in egual maniera?

 

Insomma, eccome se i Musei hanno a che fare con etica e globalità, a prescindere dal pezzo di storia che raccontano e dalla disciplina che testimoniano. I Musei e le Istituzioni Culturali servono a farci capire che siamo tutti responsabili gli uni degli altri e della terra su cui poggiamo i piedi.