Il Museo

Una storia preziosa

Il Museo Paleontologico di Montevarchi è stato riaperto a fine del 2014, dopo ben 7 anni di ristrutturazione, intervento che ha donato al museo una nuova immagine completata da una struttura architettonica contemporanea, spazi notevolmente aperti ed un’impostazione più deduttiva .

All’entrata il visitatore verrà sorpreso dall’emblema del museo ovvero dal cranio completo delle sue gigantesche difese di Mammuthus meridionalis, una specie di elefante scomparsa circa un milione di anni fa.

Al primo piano oltre all’ingresso ed al bookshop, si potrà trovare una prima selezione di reperti ed al secondo piano il completamento della collezione del museo.

Le collezioni prima della ristrutturazione non avevano un ordine didattico, poiché mantenevano i criteri museografici ottocenteschi mentre la nuova esposizione è stata pensata per il visitatore moderno che potrà inoltre trovare accanto ad ogni reperto pannelli informativi che collocano quest’ultimo sia nel tempo sia nel suo ambiente naturale.

La raccolta comprende oltre 2600 reperti provenienti quasi esclusivamente dai sedimenti plio-pleistocenici (dai 3 milioni di anni ai 200.000/100.000 anni) del Valdarno superiore.

Tra i resti fossili si distinguono quelli vegetali, tra i quali possiamo citare pezzi di tronco, foglie, frutti e semi. Oltremodo significativi risultano i reperti fossili animali.

Tra questi meritano di essere segnalati resti di mastodonti, tapiri, rinoceronti, bovidi primitivi e orsi neri primitivi tipici della prima fase (Pliocene) del Valdarno superiore (miniera di lignite della S. Barbara, Castelnuovo dei Sabbioni).

Per la seconda fase sono importanti i resti dell’elefante meridionale, delle “tigri” dai denti a sciabola, delle iene giganti nonché di numerose altre specie di erbivori e carnivori. Tra quest’ultimi emerge il Canis etruscus, canide dalle abitudini simili a quelle dei licaoni africani attuali, il cui cranio è il “tipo”, ovvero il primo fossile su cui uno studioso ha definito una nuova specie.

I sedimenti della terza fase, la più recente, hanno restituito testimonianze dell’elefante delle foreste, di quello lanoso (mammut), del rinoceronte delle steppe e di altre specie oggi viventi tra le quali possiamo citare il cavallo, il cinghiale, il cervo rosso, il capriolo e il lupo.

Infine, dagli orizzonti geologici di quest’ultima fase, provengono le testimonianze di antiche comunità preistoriche di cacciatori-raccoglitori che popolarono il Valdarno intorno a 200.000 anni fa. Sono esposte copie di selci ancora immanicate che servirono, con ogni probabilità per cacciare gli elefanti del tempo.

La collezione include calchi di crani di specie umane primitive.

INFORMAZIONI PRATICHE:

Direttore: Dott.ssa Elena Facchino

Conservatore: Dott. Marco Rustioni

Conservatore sez. Archeologica: Dott.ssa Valentina Cimarri