La storia
Il Museo Paleontologico di Montevarchi appartiene all’Accademia Valdarnese del Poggio. Il nucleo originario della collezione si costituì intorno al 1809 a partire da una raccolta donata dal Monaco di Vallombrosa Luigi Molinari. Poco dopo Georges Cuvier, fondatore della paleontologia moderna, studiò questi primi reperti che erano allora conservati nei locali del convento dei Minori Francescani di Figline Valdarno. Nel 1818 la raccolta, assieme alla sede dell’Accademia e al fondo librario nel frattempo costituitosi, fu trasferita nei locali attuali di Montevarchi e fu aperta al pubblico ufficialmente nel 1829.
Nel periodo fra il 1873 e il 1880 il prof. Paolo Marchi di Firenze ed il prof. Forsyth Major di Glasgow classificarono i 732 reperti fino allora raccolti e iniziarono a compilare il relativo catalogo. Fu poi il prof. Giovanni Capellini, geologo e paleontologo, a continuare tale compilazione mentre il museo si arricchiva di nuovi pezzi. Il prof. Capellini scomparve nel 1922.
Da allora, con fasi alterne, la raccolta ha continuato ad ampliarsi con nuove scoperte in ambito locale. A partire dagli anni Ottanta Museo e Accademia hanno dato un nuovo impulso alle varie attività sia in campo storico che in campo scientifico. In questi anni il materiale è stato inventariato (pubblicazione dei risultati nelle Memorie Valdarnesi Anno 157, Serie VII, Fascicolo VII, pag. 71-74) ed è iniziata la promozione del Museo nelle scuole del territorio. Da allora l’attività didattica è stata incessante e ha portato migliaia di visitatori a conoscere la preziosa collezione.
L’allestimento
Il materiale è collocato, con una sistemazione di epoca ottocentesca, in quaranta vetrine disposte in tre gallerie. L’allestimento, dal notevole valore storico, oltre a trasmettere un particolare fascino è caratteristico di un modo di presentare il museo proprio di epoche passate; si tratta, infatti di “un museo del museo”. Tutti i cartellini, anch’essi per lo più di epoca ottocentesca e tutti manoscritti, riportano il nome scientifico del fossile, il luogo e l’anno di ritrovamento.
Il Museo accoglie circa 1600 reperti. Fra essi si distinguono fossili vegetali, come le noci di Juglans tephrodes e le foglie di Platanus aceroides e una ricca collezione di fossili animali, provenienti quasi esclusivamente dal Valdarno Superiore e di età compresa fra il Pliocene superiore e il Pleistocene inferiore. Tra gli esemplari più interessanti del museo ricordiamo un gigantesco scheletro di elefante quasi completo con enormi difese della lunghezza di 320 cm., Mammuthus meridionalis, il cranio della “Tigre dai denti a sciabola”, Homotherium crenatidens, chiamata così a causa delle dimensioni dei canini superiori, i crani di Hystrix etrusca, ed il cranio del Canis etruscus , il TIPO, cioè il primo che ha dato origine ad una nuova specie.
L’ultima acquisizione consiste in resti fossili di Elephas (P.) antiquus rinvenuto in località Campitello, presso Bucine (Ar) nel 2001, la cui importanza risiede nel fatto che accanto ad essi sono stati trovati tre strumenti litici con ancora i resti dell’immanicatura. |