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“Il restauro: che sarà mai!”

di Antonella Aquiloni, Responsabile Laboratorio di Restauro del Museo Paleontologico

 

 

Quante volte ho sentito dire: “mi ricordo che un mio amico anni fa puliva i dipinti di casa con le patate o le cipolle, invece ora non si può fare, dice che servono competenze…. bah secondo me è solo un modo per spillarci soldi!”

 

Risulta più semplice chiamare un idraulico in caso di mal funzionamenti o un meccanico se si rompe l’auto; di solito non ci permettiamo di dire che ci hanno spillato soldi per un lavoro che saremmo stati tutti in grado di fare. Certo dell’auto abbiamo bisogno per spostarci e se si rompe una tubazione si allaga casa, quindi non sono lavori che possono essere rimandati nel tempo. Un dipinto o un qualunque altro Bene Culturale difficilmente ha un’utilità primaria e generalmente dura nel tempo, quindi raramente avrà bisogno di interventi urgenti (anche se a volte capita!) o non programmabili. Di certo questo presuppone un costo, non necessariamente esagerato, ma se il restauro viene fatto bene e da persone competenti il nostro caro oggetto non avrà bisogno di particolari cure per molti, molti anni.

 

Il fai da te invece può provocare molti danni, a volte anche irreparabili. Cipolla e patata possono avere un apparente effetto schiarente sopra a un dipinto inscurito dal tempo ma, se non vengono rimosse con attenzione, oltre al normale sporco ci sarà sicuramente, nel tempo, un attacco biologico.

Funghi, muffe e licheni possono crescere, riprodursi e prolificare sui nostri oggetti. Inizialmente non si vedranno ad occhio nudo ma con il passare del tempo si formerà una patina, ovvero una pellicola che farà apparire i colori o la superficie più scura o irregolare e la nostra bella opera sarà utilizzata come cibo e rovinata. A questo punto un intervento di restauro sarà molto più complicato e richiederà maggior attenzione e tempo… e quindi denaro! Come se non bastasse a volte non sarà neppure possibile recuperare completamente l’opera!

Quindi, quale è stato il guadagno?

 

Il restauro, così come lo conosciamo oggi, è un settore relativamente recente; la prima carta che ha normato questa disciplina è del 1931. Prima di allora i restauratori erano artisti che venivano chiamati a rinnovare qualcosa che non era più considerato bello o che si era effettivamente rovinato. Nel corso dei secoli alcuni hanno dimostrato di avere rispetto e voglia di “recuperare” ciò che altrimenti non ci sarebbe più stato; molto più spesso invece quello che era più antico veniva considerato poco e rifatto di sana pianta!

Ci sono stati tantissimi esperimenti: la maggior parte ci farebbe sorridere e storcere il naso, come la pratica di stendere sopra ai dipinti su tavola dell’olio e dare fuoco! Direi che era una pulitura decisamente aggressiva! Altri tentativi invece hanno portato a studiare e vedere gli effetti dei vari interventi in maniera scientifica fino alla creazione di prodotti e metodologie in grado di non danneggiare ma di esaltare quello che il nostro passato ci ha lasciato. Patate e cipolle potevano essere usate nell’antichità quando ancora non si conoscevano tanti principi chimici; la scienza va avanti proprio grazie agli esperimenti del passato, con relativi perfezionamenti.

 

Il restauro dei beni paleontologici è una materia ancora più recente.

I fossili, infatti, prima del 1999 non erano considerati Beni Culturali, perché non sono opera dell’uomo ma della natura. La loro importanza era innegabile ma nessuno sapeva come considerarli e tutelarli. Restaurando, nel laboratorio interno, i beni di proprietà del Museo Paleontologico di Montevarchi, mi sono imbattuta in lavori eseguiti in tempi sconosciuti (nessuno infatti si era preso la briga di scrivere una relazione in cui si dichiarava quando e come era stato fatto un lavoro) e con materiali e metodi veramente fantasiosi.

Alcuni fossili, per natura, sono cavi all’interno (ad esempio le corna dei buoi) ma questi vuoti erano considerati pericolosi… per questo venivano riempiti con vari materiali, e tra questi ho trovato anche il cemento! I reperti di maggiori dimensioni erano più difficili da trasportare dal luogo di ritrovamento fino al museo… per questo si tagliavano! E addirittura, in fase di rimontaggio, per riuscire a tenerli fermi usava inserire al loro interno dei perni, a volte di legno, a volte di ferro… insomma quello che si trovava andava benone!

 

Il restauratore è passato da artista a tecnico, sempre più spesso nascono laboratori di restauro in cui è possibile vedere vetreria da laboratori chimici, alambicchi, centrifughe ma anche cromatografi, diffrattometri e radiografi! Si, radiografi, molto simili a quelli che i medici usano per vedere se ci sono ossa rotte; il restauratore li usa per vedere se ci sono chiodi o fratture interne non visibili ad occhio nudo. Il lavoro del restauratore è sempre più scientifico, perché sempre più specializzato ma i risultati sono sotto gli occhi di tutti: opere considerate irrecuperabili sono tornate a splendere e possono essere viste da chiunque.

 

I social ci hanno abituato a poter giudicare tutto e tutti ma come possiamo giudicare un risultato senza sapere come è stato ottenuto? Come si può giudicare se un lavoro è costato tanto o poco se non si conosce in cosa è consistito?

 

Curiosi? Allora dovrete avere pazienza…