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Il blog del Museo

“Educazione offline”

di Eva Parti, responsabile dei Servizi Educativi del Museo Paleontologico

 

 

Il mondo che cambia

 

9 marzo 2020, una data che in pochi ci scorderemo.

Una data che ha rivoluzionato l’intera umanità, da un punto di vista sanitario, economico, sociale e non per ultimo da un punto di vista psicologico. Ognuno di noi ha iniziato, contro la propria volontà, un nuovo stile di vita: ci siamo rinchiusi in casa, e lì abbiamo riscoperto una quotidianità ormai persa da tempo: il piacere di stare insieme e di vivere le giornate a ritmi lenti.

 

Il nostro contatto con il mondo si è ridotto ad uno schermo: telefoni, tablet e computer sono divenuti la porta di collegamento verso l’esterno. Perché in fin dei conti siamo degli animali sociali e durante il lockdown è emersa ancor più questa attitudine.

Il bisogno di contatto, di un abbraccio o di una carezza è divenuto all’improvviso un desiderio bramoso, la ricerca anche solo di uno sguardo dietro una mascherina o una visiera. Gli psicologi la chiamano empatia, ovvero il riuscire a captare in maniera immediata, semplicemente osservando, lo stato d’animo o i pensieri di un’altra persona. E chi meglio dei bambini sa cosa è l’empatia? Tra loro non vi sono convenevoli, non ci sono pregiudizi; riescono a creare rapporti immediati e sinceri. È per questo che da parte loro si possono avere le migliori dichiarazioni di amore o di odio. I bambini nella loro autenticità sono i giudici più spietati.

Didattica museale

Cosa è didattica museale

 

Poter lavorare “per” e “con” i bambini è un privilegio: devi essere pronto a tutto, sempre in movimento non solo fisico, ma anche mentale. Lavorare nel mondo della didattica è un continuo mettersi alla prova. È un’immensa responsabilità: i bambini non devono essere plasmati, ma educati.

Il Museo Paleontologico offre percorsi didattici alle scuole da circa 30 anni, sottoforma di interventi e laboratori che affrontano la storia del territorio e che hanno permesso a moltissimi studenti di avvicinarsi e affezionarsi alle collezioni.

È con il nuovo allestimento inaugurato nel 2014 che dal concetto di didattica museale si è passati al concetto di servizi educativi museali, un ambito complesso e in continua evoluzione; il Paleontologico si è inserito ancora più a pieno titolo nel cambiamento della visione dei musei, ovvero nel passaggio da luogo di “raccolta e conservazione” a luogo al servizio della società e per questo accessibile per tutti.

 

L’obbiettivo che ogni Museo si pone è quello di rendere le proprie collezioni, i propri spazi e i propri linguaggi a “misura di bambino”. Aprire le sale dei Musei a compleanni, a laboratori domenicali o a campus non è cosa da poco. Il tutto è possibile perché trova alla propria base un obbiettivo straordinario: far nascere la Consapevolezza (con la C maiuscola) dentro ogni bambino, essere coscienti e ad avere una percezione chiara di ciò che ci circonda, compreso il patrimonio culturale. Se ogni bambino ha cognizione di cosa è il patrimonio, come lo si può proteggere e come lo si può migliorare allora diverrà un adulto consapevole, capace a sua volta di trasmettere l’importanza delle proprie origini e del proprio territorio. Questi presupposti sono al centro di un importante progetto che nel corso del tempo si è sempre rinnovato e consolidato: ovvero la campagna PGA, Piccoli Grandi Amici del Museo Paleontologico. L’idea di base è quella di rendere i piccoli visitatori partecipanti attivi della struttura museale. I bambini essendo Amici del Museo, hanno il diritto di esporre le proprie idee, le proprie aspettative e i propri desideri. Infatti, una volta l’anno viene creata una vera e propria assemblea in cui i suggerimenti dei bambini, per i progetti futuri, sono la base su cui impostare il lavoro dei servizi educativi. Investire sul giovane patrimonio umano, coinvolgendo i più piccoli con attività extrascolastiche, rende le nuove generazioni sempre più consapevoli e attente. L’impegno delle singole persone, senza distinzioni di alcun tipo, permetterà al nostro territorio una crescita culturale e sociale.

 

Non dobbiamo educare i bambini al “bello” ma al rispetto, alla responsabilità e all’amore per la cultura. L’amore può avere varie forme: dedicare un disegno, esternare i propri desideri o abbracciarti all’improvviso senza un apparente motivo. È un lavoro complesso: i risultati si possono ottenere ma con pazienza. Riusciamo a capire di essere sulla buona strada anche da piccoli gesti o parole: il bambino che chiederà al genitore di ritornare al Museo perché è stato bene, è un bambino che, con una semplice frase, vi ha dimostrato il suo amore. Solo così potremo essere sicuri di aver piantato un semino che piano, piano si trasformerà in un albero forte e resistente alle intemperie.

Didattica museale

On o Off… Esperienze accese o spente?

 

Se le entità museali cambiano, inevitabilmente cambia anche il modus operandi della didattica. In questo periodo abbiamo sperimentato una nuova tipologia di Museo: il Museo digitale.

Le entità museali, durante tutto il periodo della pandemia, non hanno mai smesso di lavorare, di progettare e di mantenere vivo il legame con il proprio pubblico. Non nego che questa nuova dimensione mi ha molto spaventato e spesso mi sono chiesta se fosse la giusta strategia da adottare, soprattutto per i più piccoli. In questo anno abbiamo sempre ricercato il loro “contatto” attraverso il mondo dei social e attraverso delle attività online. Però, quando è stato possibile siamo subito tornati alle attività in presenza: una vera e propria boccata di ossigeno. È proprio dopo questo preciso istante, che mi sono chiesta: questa didattica digitale è davvero così “on”? Riesce davvero ad accendere i bambini?

I laboratori digitali che abbiamo realizzato in questi mesi hanno avuto molto successo e sono sempre stati accolti con grande entusiasmo da parte dei più piccoli e delle loro famiglie. Ma…

Una didattica o un progetto digitale può essere un grandissimo traguardo sotto tanti punti di vista, ma sotto altri è un fallimento: il poter vivere il Museo, ti permette di poter percepire e cogliere ogni sua sfumatura. Noi abbiamo bisogno delle sfumature, che nella maggior parte dei casi ci indicano proprio i più piccoli. Se il bambino o le persone in generale non vivono il Museo, come possono cogliere gli aspetti da migliorare, cambiare o esaltare? Attraverso il digitale posso vivere il Museo, ma solo in parte.

Le nuove generazioni ormai sono nate e convivono perfettamente con la tecnologia, ma non scordiamoci mai di insegnare a vivere anche il reale, di vivere le esperienze concrete.

A questo proposito: mi auguro solo di poter vedere al più presto i bambini che entrando al Museo si stupiranno davanti a Gastone; sentire tra i corridoi le loro domande piene di curiosità o scrutare la loro concentrazione mentre portano a termine un lavoretto.

 

Vederli lì! Sentirli lì! Che gioia.

I più piccoli hanno saputo fin da subito adattarsi alla nuova situazione che stiamo vivendo. Devo portare la mascherina, la porto. Devo lavarmi spesso le mani, me le lavo. Devo giocare lontano dai miei amici, giochiamo separati. Tutto pur dir tornare a stare insieme, senza uno schermo che mi divide, dimostrando ancora una volta che le esperienze materiali, pratiche sono indispensabili.

Didattica musealeDidattica museale