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Scienziato e presidente dell'Accademia Valdarnese del Poggio

“Giovanni Capellini scienziato e presidente dell’Accademia”

“scrutator del sotterraneo mondo cui mal pugna natura e mal si cela”

 

di Fausto Barbagli, socio dell’Accademia Valdarnese del Poggio e conservatore scientifico del Museo della Specola di Firenze

 

 

“Mi sentìì subito vivamente affezionato a questa Istituzione, come era prevedibile che non avrei potuto esserlo ad alcuna altra in seguito. Il mio primo amore fu per l’Accademia valdarnense…”.

 

A dichiararsi con così assolute sentenze, in occasione delle sue nozze d’oro con l’Accademia del Poggio, non fu un figlio del Valdarno, né un cultore di storia locale di questa terra, ma uno scienziato di fama internazionale che nel corso della sua vita fu ascritto a ben 57 accademie di tutto il mondo: Giovanni Capellini.

 

Dall’abito clericale alla toga accademica

 

Nato a La Spezia nel 1833 e avviato dalla famiglia alla carriera ecclesiastica, rimase a lungo in seminario, uscendone solo dopo la morte del padre nel 1854 per seguire la sua vera vocazione: lo studio della geologia. Grazie a un sussidio concessogli dal municipio della città natale, Capellini si iscrisse all’Università di Pisa dove si laureò nel 1858. Ultimati gli studi, intraprese un viaggio in Francia, Inghilterra, Germania e Svizzera, intessendo duraturi rapporti con i principali geologi e paleontologi d’Europa.

Al rientro fu chiamato all’Università di Bologna per ricoprire la prima cattedra di Geologia in Italia. Qui Capellini, amico e collega di Giosuè Carducci, che in un sonetto lo definì “scrutator del sotterraneo mondo cui mal pugna natura e mal si cela”, seppe costruirsi una carriera accademica fuori dal comune che lo portò, tra le altre cose, a ricoprire per quattro volte non consecutive l’incarico di Rettore dell’Ateneo, a plasmare il Museo di Geologia oggi a lui intitolato e a portare a Bologna i congressi internazionali di Antropologia ed Archeologia preistorica, nel 1871, e di Geologia, nel 1881. Insignito di numerose onorificenze, nominato senatore del Regno nel 1890, ricevette la cittadinanza onoraria di 7 città (tra cui Montevarchi) e gli sono state intitolate strade a Roma, La Spezia, Pontremoli e Bologna.

Di famiglia borghese con scarsi mezzi economici, Capellini fu protagonista di una straordinaria ascesa sociale resa possibile dal carattere tenace, determinato e volitivo, capace di cogliere abilmente tutte le opportunità. Sin da giovanissimo aveva radunato, nello scantinato dell’abitazione di famiglia, un suo gabinetto scientifico che fu scelto come luogo di visita per i principi di casa Savoia durante la visita dei Reali all’arsenale di La Spezia nel 1853. In quell’occasione allacciò una duratura familiarità con Umberto II, che si mantenne anche dopo l’ascesa al trono di quest’ultimo. Con la medesima intraprendenza riuscì, negli anni a seguire, a stringere rapporti di amicizia con i principali esponenti della politica, della nobiltà e del resto dell’Italia che contava. La particolare inclinazione alle pubbliche relazioni marciò sempre di pari passo con una grande capacità organizzativa e con una strategica genialità che gli permetteva di volgere al meglio ogni situazione.

 

L’entrata in Accademia

 

Nei numerosi profili biografici che ricordano la figura di Capellini non è mai ricordata l’Accademia Valdarnese del Poggio, sebbene essa abbia avuto per lui un particolare significato. La sua nomina a Socio corrispondente, voluta dal Presidente Alessandro Torri il 22 maggio 1856, giunse quando il giovane naturalista non aveva ancora compiuto 23 anni ed era iscritto al secondo anno di università senza aver ancora superato alcun esame. Come egli stesso ebbe a dire mezzo secolo più tardi: “non significava né una semplice onorificenza, come d’ordinario, tanto meno una ricompensa, ché nulla avevo fatto per meritarne, ma era un forte affettuoso incoraggiamento di amici ad un povero giovane che, innamorato delle pietre e dei fossili, lavorava fidente, lottando in mezzo a gravi difficoltà”. L’Accademia fu quindi il primo sodalizio scientifico ad ammetterlo tra i suoi soci, generando in lui i genuini e intramontabili sentimenti di gioia e di gratitudine di chi, muovendo i primi passi, incassa i primi successi.

 

Una Presidenza longeva e influente

 

Con tali presupposti, quando nel 1883 fu chiesta a Capellini la disponibilità ad assumere la Presidenza dell’Accademia, egli accettò di buon grado, memore del ruolo incentivante che essa aveva avuto per lui e forte del sentimento di riconoscenza che, dopo oltre cinque lustri, era ancora ben vivo. Iniziò così la più lunga Presidenza della storia dell’Accademia che durò quasi quarant’anni e durante la quale, seppur con le difficoltà legate ai numerosissimi impegni e alla lontananza, il professore di Bologna riuscì a portare avanti l’incarico con passione e destinandovi numerose energie.

L’azione di Capellini si mosse con una strategia e linee ben precise, secondo un piano di rilancio che mirava a conferire all’Accademia un corpo di prestigio nazionale e internazionale, ad assicurarle il degno supporto economico tramite sovvenzioni pubbliche, ad arricchire e aggiornare il fondo scientifico della biblioteca e a riordinare il museo secondo i più moderni criteri. Se per l’ultimo punto l’opera fu da lui solo progettata e poi materialmente realizzata dagli attivisti e dalle competenze locali, per le prime tre azioni il Presidente si mosse personalmente con grande energia, forte del credito di cui godeva e delle sue capillari conoscenze che arrivavano fino al Re.

Riuscì quindi a cooptare tra i Soci i più celebri geologi e paleontologi d’Europa, insieme ai più eminenti uomini politici italiani e ai più influenti funzionari dei ministeri in grado di sostenere economicamente l’istituzione, conseguendo così i risultati sperati.

Lettere delle eminenti personalità che entrarono a far parte del nostro sodalizio e i relativi prestigiosi autografi nobilitano tutt’oggi l’archivio, a perenne memoria dell’importante pagina della storia dell’Accademia che Capellini seppe scrivere a cavallo tra il XIX e il XX secolo.