Tra le firme dei visitatori illustri che si sono fermati al Museo Paleontologico dell’Accademia Valdarnese del Poggio si può trovare quella di Vittorio Emanuele di Savoia, accompagnata da un’annotazione: «7 agosto 1905. S.A.R. Vittorio Emanuele di Savoia venuto a Montevarchi per la solenne inaugurazione del monumento a Umberto I, onora di una sua visita il museo e la biblioteca dell’Accademia, accompagnato dall’ufficio di Presidenza, apponeva la sua firma in questo Albo dove 44 anni innanzi si erano firmati Umberto e Amedeo di Savoia». Seguono, in calce, le firme del prof. Ruggero Berlingozzi, segretario al carteggio, del dottor Giuseppe Parigi, segretario agli atti e del Senatore Professore Giovanni Capellini, presidente: tutto lo stato maggiore dell’Accademia del tempo. Vittorio Emanuele di Savoia era più noto agli italiani come conte di Torino. Si trattava del secondo figlio dell’Amedeo ricordato nell’annotazione. Ciò ne faceva un cugino di primo grado del re Vittorio Emanuele III. Un visitatore di altissimo rango, dunque, il cui passaggio meritava di essere solennemente ricordato nel libro delle visite dell’Accademia.
Vittorio Emanuele conte di Torino era in visita a Montevarchi in rappresentanza del re Vittorio Emanuele III all’inaugurazione del monumento a Umberto I, il sovrano assassinato a Monza il 29 luglio 1900 dall’anarchico Gaetano Bresci. Evento drammatico che aveva inaugurato il Novecento italiano e che la stessa regina Margherita accogliendo alla Villa Reale il cadavere del marito aveva definito «il più gran delitto del secolo». All’indomani del tragico fatto il Paese iniziò a celebrare la memoria del «Re buono» caduto come un martire vittima della ferocia di un parricida. Alla causa contribuirono commemorazioni laiche e religiose, sottoscrizioni per l’erezione di monumenti, apposizioni di lapidi per non parlare di una pubblicistica molto simile all’agiografia per fissare il ritratto di un uomo dal grande coraggio personale e di carattere mite e sollecito con i bisognosi; il «Re buono» appunto, immagine che serviva da contraltare per i fatti degli ultimi anni di regno di Umberto come la sanguinosa repressione dei moti di Milano del maggio 1898.
Alla presenza di Vittorio Emanuele conte di Torino – accolto con grande entusiasmo dalle persone accorse per assistere –, dunque, si inaugurò il monumento a Umberto I che ancora oggi campeggia nell’omonima piazza montevarchina. L’orazione ufficiale fu tenuta da Isidoro Del Lungo, montevarchino illustre, socio e futuro presidente dell’Accademia, che ricordò i meriti del defunto sovrano e l’episodio del passaggio a Montevarchi il 6 febbraio 1861 del giovanissimo Umberto, allora principe di Piemonte, e del fratello Amedeo, duca d’Aosta. Rispettivamente zio e padre del nostro Vittorio Emanuele conte di Torino. Quella visita dei due giovani principi all’Accademia aveva segnato solennemente il grande cambiamento che stava avvenendo con la nascita del Regno d’Italia.
Subito dopo la solenne cerimonia di inaugurazione del monumento a Umberto I, il conte di Torino si trattenne ancora a Montevarchi per visitare l’Accademia e il Museo, prima di ripartire in automobile verso Firenze. Girare il Paese per presenziare al taglio del nastro per l’inaugurazione di monumenti di opere pubbliche oppure per solennizzare cerimonie e ricorrenze speciali rientrava tra i doveri dei principi del sangue che così permettevano al popolo di sentire la vicinanza della monarchia. Un popolo che conosceva benissimo il nostro Vittorio Emanuele di Savoia col suo titolo, quello di conte di Torino. Nel 1897, infatti, il principe era assurto al ruolo di campione nazionale per aver battuto in duello a Parigi un altro principe, Henry d’Orléans, rampollo della decaduta famiglia reale della monarchia di luglio, colpevole di aver infangato l’onore del Regio Esercito in una corrispondenza giornalistica dall’Etiopia. La vicenda si legava alle conseguenze della battaglia di Adua con la quale il Negus Menelik il 1° marzo del 1896 aveva posto fine alle ambizioni espansionistiche italiane sconfiggendo il corpo di spedizione del generale Oreste Baratieri. Quando sulle pagine del «Figaro» comparvero le offensive parole di Henry che riaprirono la ferita, alcuni ufficiali inviarono la loro sfida, ma su tutti si impose il conte di Torino, nipote del re e di sangue blu tanto quanto l’offensore.
Lo scontro, le cui regole erano state minuziosamente codificate dai padrini, avvenne al mattino presto del 15 agosto 1897 nel “Bois des Marechaux”, vicino Parigi. Un corrispondente del «Figaro» riuscì a seguire il duello travestito da operaio forestale. I duellanti spade alla mano non si risparmiarono dando vita ad una serie formidabile di scambi «ferro contro ferro». Alla quinta ripresa la spada del principe sabaudo ferì l’Orléans all’addome quanto bastava per far dichiarare al medico che non si poteva continuare. Alla fine, il conte e il principe si strinsero la mano per la riconciliazione che consacrava la conclusione della vertenza cavalleresca.
Il duello fu raccontato sulla stampa francese e italiana e guadagnò le copertine delle riviste illustrate. Il conte di Torino ebbe il merito di vendicare i soldati italiani dimostrando che questi sapevano battersi sia per il proprio paese, sia per il proprio onore. Re Umberto lo felicitò con un telegramma personale pubblicato sulla stampa. Molti ministri, invece, non avrebbero voluto che lo scontro avvenisse perché intenti a ricucire i rapporti diplomatici con la Francia dopo anni, quelli di Crispi, caratterizzati da forti tensioni.
L’impresa del “Bois des Mareachaux” dette al conte di Torino una fama che non lo avrebbe più abbandonato. In occasione della sua scomparsa, avvenuta a Bruxelles il 10 ottobre 1946 dove si era recato in esilio in seguito al risultato repubblicano del referendum del 2 giugno dello stesso anno, i giornali lo avrebbero ricordato evocando quel duello memorabile.
Il campione dell’onore italiano, ecco chi era il Vittorio Emanuele di Savoia che il 7 agosto 1905 Montevarchi aveva entusiasticamente acclamato e che aveva visitato l’Accademia.
Christian Satto
Presidente dell'Accademia Valdarnese del Poggio




