Luoghi di fede, arte e benessere
Lorenzo de’ Medici conobbe molto bene il territorio del Valdarno Superiore, che nel Quattrocento era un ambiente familiare per le famiglie dei grandi proprietari fiorentini, abituate ad acquistare o far costruire residenze di campagna in queste fertile porzione del territorio toscano. In alcune circostanze però il Magnifico, specialmente negli anni della sua maturità, si trovò direttamente coinvolto nelle questioni valdarnesi, e questo accadde non di rado a motivo degli enti religiosi ed ecclesiastici, al centro di importanti patrimoni e di relazioni di potere.
È il caso ad esempio della pieve di Gropina, una delle chiese più significative di quest’area. Nel 1488 Lorenzo sollecitò, con tanto di lettere all’ambasciatore fiorentino alla Curia papale, la concessione del beneficio della chiesa di Gropina, cioè la rendita dei suoi beni, nientemeno che ad Angelo Ambrogini, detto il Poliziano, che a quel tempo era precettore privato del figlio di Lorenzo, Piero (ne parla l’articolo di Fabrizia Landi, Il tabernacolo mediceo di Gropina, nelle “Memorie Valdarnesi”, fascicolo VII della serie IX, 2017): oltre ad essere uno dei più raffinati intellettuali del suo tempo, Poliziano era canonico della cattedrale di Firenze, e come consueto per personaggi del suo rango aveva raccolto una vera e propria collezione di benefici diversi di chiese tra città e campagna, che gli fornivano mezzi materiali e titoli di prestigio.
A proposito di benefici raccolti, per così dire, in serie anche in Valdarno non si può che menzionare l’altra figura centrale della politica ecclesiastica di Lorenzo, cioè suo figlio Giovanni, lo stesso il cui stemma come papa Leone X si scorge ancora nella facciata della pieve di Gropina. Già prima di diventare cardinale a quattordici anni, nel 1489, il giovanissimo figlio del Magnifico venne avviato ad una carriera ecclesiastica fatta di studi e soprattutto di titoli: in questo caso non solo di chiese, ma anche di abbazie. In particolare il legame antico dei Medici con Vallombrosa consentì a Lorenzo di far concedere a Giovanni il beneficio del monastero vallombrosano di S. Lorenzo a Coltibuono – un altro ente religioso il cui aspetto architettonico testimonia ancora oggi il prestigio della vita religiosa tra Chianti e Valdarno, nonché la sua funzione strategica per la vicinanza col confine dello Stato senese, che meritava di essere presidiato materialmente e simbolicamente. Certo Giovanni, poco più che un bambino, non poteva svolgere le funzioni di guida di una comunità monastica, e di fatto Coltibuono fu essenzialmente una fruttuosa rendita per i suoi ricchi patrimoni agricoli… e anche un luogo di ristoro, perché nelle calde estate fiorentine la famiglia Medici ebbe l’abitudine di spostarsi nelle colline ombrose e ventilate verso il Chianti, approfittando della disponibilità di Coltibuono e anche di un’altra grande abbazia della zona, quella di Montescalari. Un ristoro che poteva prendere la forma anche dell’otium letterario: una delle opere dell’umanesimo del tempo di Lorenzo, le Disputazioni camaldolesi di Cristoforo Landino, prendevano proprio spunto da un soggiorno in un monastero, questa volta Camaldoli, degli amici di casa Medici di qualche anno prima per raccontare una conversazione filosofica sul modello di quelle degli antichi narrate da Cicerone.
D’altro canto, non tutti questi benefici erano raccolti per uso privato della famiglia e per le sue ambizioni. In certi casi Lorenzo prese l’iniziativa per impulso di amici, clienti o protetti che avevano a che fare con le chiese valdarnesi. Accadde ad esempio nel maggio 1490, quando Lorenzo scrisse una lettera alla badessa del monastero di S. Michele Arcangelo della Ginestra, appena fuori Montevarchi, per chiedere che volesse confermare a un tal “Giovanni di Francesco da Montevarchi, amico mio” l’affitto perpetuo di certi poderi del monastero: “la quale cosa – continuava Lorenzo – mi sarà gratissima, et io sono sempre a’ piaceri et bisogni vostri; raccomandome alle orationi vostre”. Non sappiamo se la richiesta fosse esaudita, ma certo la badessa non poteva essere insensibile alle parole di un personaggio del genere.
Il gusto per la campagna, insomma, si univa per Lorenzo all’ambizione dei posti di prestigio nella gerarchia della Chiesa, ed entrambi alla cura delle relazioni di amicizia, fedeltà, patronato su cui si reggeva la signoria medicea; e in questo gioco avevano certo un ruolo importante anche tanti luoghi, noti o meno noti, del Valdarno nel Rinascimento.
*Nell’immagine di copertina: panorama della chiesa di San Pietro a Gropina.* (autore: LigaDue, via Wikimedia Commons)
Lorenzo Tanzini
Vicepresidente dell'Accademia Valdarnese del Poggio




