La ricchezza di essere comunità di interesse

Nel dibattito museale attuale si parla ormai da diverso tempo del ruolo che i musei, ma più in generale le istituzioni culturali, hanno nei confronti della comunità. Il concetto di comunità è esteso ed estensibile: comunità locale, comunità scientifica, comunità di interesse, comunità globale… I musei sono calabili in diversi contesti comunitari, attraverso vari strumenti: le collezioni, il rapporto con i vari soggetti che possono interagire in un territorio o in un contesto più ampio (i cosiddetti stakeholder, ovvero i portatori di interesse), sempre sulla base di una visione che metta insieme patrimonio umano e patrimonio culturale in sinergia imprescindibile.

Questa premessa ci permette di riflettere sulle differenze delle nature giuridiche delle istituzioni che si trovano a gestire patrimoni culturali, sia materiali che immateriali. Ci si sofferma forse ancora troppo poco su tali aspetti, anche nei percorsi di formazione e nei dibattiti di natura museologica. Ma le nature giuridiche fanno una enorme differenza nella politica della gestione museale.
Rarissimi sono i musei pubblici, ad esempio, che hanno professionalità interne a coprire l’intera filiera lavorativa; frequentissimi i casi in cui i servizi e le competenze vengono date in gestione a cooperative, associazioni o imprese secondo appalti spesso discutibili.

I musei che appartengono invece a realtà di natura giuridica privata hanno certamente una maggiore autonomia gestionale, oltre che economica. Ma l’autonomia ha una doppia faccia; se da un lato garantisce una conduzione più snella e indipendente, dall’altro sottopone al rischio di una maggiore vulnerabilità economica.

Nella sua storia, l’Accademia Valdarnese del Poggio è stata ente morale, associazione giuridicamente riconosciuta e, oggi, associazione di promozione sociale finalmente iscritta al Registro Nazionale del Terzo Settore. Gli ultimi anni sono stati, infatti, fortemente impegnati nell’allineamento alle normative, spesso tardive e fluttuanti, della riforma del terzo settore, fuori dalla quale le associazioni non possono beneficiare di contributi pubblici o partecipare a certe tipologie di bandi. Allineamento, quindi, doveroso. Ognuno di questi passaggi, insieme a una vita attiva da oltre due secoli, non sarebbero stati possibili senza la base sociale che sostiene l’istituzione non solo dal punto di vista economico.

Per fare un esempio recentissimo, la revisione dello statuto ha chiesto un grande sforzo del consiglio e della base sociale sui processi di studio, riflessione, condivisione delle modifiche necessarie, compreso il passaggio fondamentale delle votazioni finali in occasione di assemblee straordinarie. In questi frangenti viene fuori la compattezza della base associativa, a cui il consiglio, inoltre, sul lavoro svolto e sulla gestione economica si relaziona durante le assemblee; e proprio nelle assemblee si condividono visioni e obiettivi, in atteggiamento di ascolto e discussione aperta; e dalle assemblee nascono idee per i programmi culturali, grazie ai suggerimenti, al supporto e agli interventi dei soci.
La presenza di una base sociale che, come tutte le associazioni, si riunisce in assemblee almeno due volte all’anno ha abituato, intanto, l’Accademia a ‘rendere conto’, rendendola pronta alle nuove sollecitazioni del mondo museale, ovvero quelle che riguardano ad esempio la necessità di elaborare un bilancio sociale con cui raccontarsi ai vari stakeholders. Le relazioni che di volta in volta vengono sottoposte all’approvazione dei soci sono davvero una forma molto sintetica di bilancio sociale, per i temi che trattano e i dati che riportano.

Questa base sociale, che ruota intorno all’Accademia e ai suoi settori da sempre, è un patrimonio prezioso in termini quindi di contributi alla gestione, che può essere interpellata anche per le competenze che i singoli portano con sé. Individuare tra i soci chi condivide una professione può essere utile per riunirsi in commissioni tematiche o focus group a discutere di criticità e prospettive che possono riguardare il mondo della scuola e quindi i servizi educativi, o il settore della promozione turistica e quindi la comunicazione e i servizi di accoglienza, o ancora il mondo delle imprese e quindi l’attività del fundraising…

Ma tutto questo capitale umano, che è un patrimonio di relazioni, perché costituisce una imprescindibile comunità, necessaria all’anima e alla sopravvivenza dell’Accademia e delle sue attività? Per interesse. Interesse per gli argomenti, tutti, alcuni o anche solo uno in particolare; interesse per la sua storia e la sua visione, che possiamo sentire vicine al nostro sistema valoriale; interesse per le nuove generazioni e la missione educativa che un museo porta naturalmente in sé; interesse per i momenti di socializzazione che si creano partecipando alle attività; interesse a contribuire alla salvaguardia di un patrimonio quando si sente che ci appartiene e che ne siamo responsabili; interesse a tramandare i ricordi di quando da bambini in terza elementare si andava al museo Paleontologico a vedere quegli enormi elefanti; interesse…

Qualsiasi motivo possa spingere ad associarsi o a dare il proprio sostegno, alla base vi è un interesse personale, che si traduce in impegno civico a sostegno di un bene comune; e in questo caso possiamo considerare bene comune sia il patrimonio materiale e immateriale che l’Accademia è chiamata a gestire, ma anche il patrimonio di storia e di persone che rappresenta in sé.
Ed è questo che ne fa un miracolo; pensare che l’impegno volontario di tanti per tanto tempo abbia permesso di affrontare difficoltà e superare le epoche, continuando a fare storia.

Elena Facchino

Elena Facchino

Direttrice del Museo Paleontologico

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