Una Biblioteca per tante storie. La Biblioteca Poggiana e il Risorgimento italiano

Chi visita per la prima volta la Sala Grande dell’Accademia, sede della sezione storica della Biblioteca, ha l’impressione di immergersi in uno spazio monumentale, solenne, che con i suoi ordini di scaffali e ripiani che arrivano al soffitto custodisce da secoli un tesoro di cultura: non senza una certa soggezione, un timore reverenziale per un patrimonio che sembra quasi intoccabile. Ciò che un’impressione del genere fa fatica a cogliere, è che il patrimonio lì raccolto è il frutto di una lunga serie di iniziative, di storie e anche di conflitti dolorosi. È sempre così una Biblioteca: anche nel suo aspetto silenzioso e austero, raccoglie l’eredità viva di tante persone che l’hanno costruita e curata, e quindi è anche parte – a volte una parte importante – della Storia delle società del passato, anzi ne può raccontare le vicende in un modo originale.

La Sezione storica della Biblioteca Poggiana è proprio questo: approfondendone le vicende si può entrare nel cuore di alcuni momenti cruciali della storia del Risorgimento, in Valdarno ma per certi versi in Italia. La figura che più si presta a seguire quelle vicende è Torello Sacconi, un personaggio che ha contato molto per la storia dell’Accademia.

Nato a Montevarchi nel 1822, studiò giurisprudenza a Pisa, e già negli anni giovanili manifestò simpatie politiche liberali, che attrassero su di lui l’attenzione della polizia granducale e gli procurarono un breve periodo di carcere nel 1847. All’esplosione dei tumulti politici del 1848, come molti giovani universitari toscani, volle partecipare direttamente alle battaglie risorgimentali: l’esperienza del presente stava cambiando in lui come in molti suoi coetanei l’idea stessa dello studio, che ormai poteva essere un modo per trasformare la società e costruire un’Italia libera. Per Sacconi queste convinzioni ebbero un costo molto alto: in una delle battaglie a cui partecipò, a Curtatone, fu ferito e perse un braccio. Rientrato in patria, si dedicò soprattutto all’altra sua passione, le Biblioteche, e cominciò a lavorare per la Biblioteca Riccardiana di Firenze.

La Sala Grande dell'Accademia fotografata dalla parte che la collega alla prima sala del Museo Paleontologico, con il ritratto ottocentesco dell'umanista Poggio Bracciolini

Nel frattempo però aveva avuto modo di coltivare la sua idea di Biblioteca anche nella natìa Montevarchi, insieme al gruppo della prima generazione dell’Accademia. E proprio qui poté mettere a frutto la sua concezione della cultura: alla Biblioteca non si voleva più dare il volto antiquato di chiuso gabinetto per gli interessi di pochi eletti, ma quello di strumento di diffusione della conoscenza nella società. Nacque così nel 1845 in seno all’Accademia, per iniziativa di Torello Sacconi e di altri amici dell’Accademia, la Società della pubblica libreria, un’associazione che si proponeva di mettere insieme una biblioteca (questo si intendeva per ‘libreria’, come nell’inglese ‘library’) ‘circolante’, cioè di libri concessi in prestito: i fondatori si impegnavano a garantire l’apertura della sede quattro giorni alla settimana, e quindi a presentare la ‘libreria’ come un vero e proprio servizio alla collettività. Un servizio del quale non erano ignote anche le ispirazioni ideali, molto vicine ai principi liberali per i quali negli stessi anni Torello metteva a repentaglio la sua stessa vita. Proprio per questa connotazione politica, oltre che per le difficoltà pratiche di ogni impresa, la Pubblica libreria ebbe vita breve, e nel 1851 venne chiusa dalla prefettura per sospette attività sovversive.

Se l’esperimento valdarnese era così chiuso, non si può dire lo stesso per la carriera di Sacconi. Giunta l’Unità, il nuovo Regno d’Italia già dai tempi di Firenze capitale aveva deciso di dotarsi di un sistema di Biblioteche statali, con un centro proprio a Firenze, nella Biblioteca Nazionale Centrale. Di quella biblioteca, la più importante del regno, Torello divenne prima incaricato nel 1871, e poi direttore, dal 1877 al 1885: una carica illustre, che non gli impedì di continuare a coltivare le sue amicizie valdarnesi offrendo le sue competenze per arricchire la parte storica della Biblioteca Poggiana.

Nel frattempo altri eventi del nuovo stato italiano investiva di nuovo il mondo delle Biblioteche. Nel 1866 il Regno d’Italia decretò la soppressione delle comunità religiose che non avessero fini di assistenza o di insegnamento, e ne incamerò i beni. Una parte importante di quei beni erano le Biblioteche, costituite in molti secoli di storia dei monasteri o dei conventi, e in effetti i fondi librari religiosi furono affidati normalmente agli enti locali o ad istituzioni importanti dei rispettivi territori: lo stesso Sacconi nel 1885 fu responsabile di una inchiesta nazionale sulle sorti di un simile immenso patrimonio. La vicenda interessò molto direttamente l’Accademia perché la Biblioteca Poggiana, che già custodiva una parte dei libri di alcuni conventi soppressi al tempo del governo francese all’inizio dell’Ottocento, ricevette sezioni importanti delle Biblioteche di alcuni enti religiosi, ad esempio il convento del Vivaio di Incisa, o dei Cappuccini di Montevarchi e di Figline.

Il frutto di questa intensa stagione fu dunque l’accumulo di tante pubblicazioni recenti (nel caso della Biblioteca circolante) e antiche o molto antiche in quello delle Biblioteche conventuali. Nel periodo postunitario poi gli sforzi dell’Accademia e in particolare del suo segretario, Ruggero Berlingozzi, portarono alla rifondazione della Biblioteca circolante, nella forma di una raccolta di libri destinati alla lettura dei ceti meno istruiti: un vero e proprio esperimento di educazione popolare, che rinnovava, magari con una ispirazione politica meno radicale, l’iniziativa del 1845. I volumi della Sala Grande raccontano così la storia delle tante novità dell’Italia risorgimentale.

Uno dei personaggi fondamentali dell'Accademia che rifondò la Biblioteca circolante
Lorenzo Tanzini

Lorenzo Tanzini

Presidente dell'Accademia Valdarnese del Poggio

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